Scuola Normale Superiore: Gioie e dolori del processo di riforma dello statuto

14 04 2017

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Lunedì 3 Aprile, gli organi di governo della Scuola Normale Superiore hanno discusso ed adottato le linee guida per la riforma che riguarderà lo statuto, in particolare la composizione e la funzione degli organi collegiali della Scuola.

Tale modifica dello statuto, che dovrà essere completata entro il 2017, è resa necessaria dal processo di federazione (in corso) tra la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant’Anna e lo IUSS di Pavia, che contempla la costituzione di un unico consiglio di amministrazione federato, cui parteciperanno i tre istituti congiuntamente. Oltre il consiglio di amministrazione, le modifiche statutarie riguarderanno il nucleo di valutazione, il comitato unico di garanzia ed il collegio accademico – l’equivalente del senato accademico.

Le linee guida portano buone notizie sul fronte rappresentanza degli assegnisti: infatti, sia il nuovo senato accademico, sia il comitato unico di garanzia prevedono la presenza di un rappresentante per questa importante componente del personale di ricerca della Scuola (gli assegnisti sono ad oggi 111, e rappresentano il 60% di tutto il corpo accademico, elaborazione dal sito della Scuola). Questo risultato è frutto di un confronto con la direzione avviato lo scorso autunno, che ha visto promotori gli assegnisti della scuola e i nostri rappresentanti dei dottorandi negli organi centrali.

Come Associazione Dottorandi e dottori di ricerca Italiani (ADI) della sede di Pisa, salutiamo con favore questo passo in avanti compiuto dalla Scuola Normale Superiore. Son ancora pochissimi gli atenei italiani in cui la rappresentanza per gli assegnisti di ricerca è garantita, e la riforma ad oggi intrapresa dalla Scuola Normale Superiore costituisce senza dubbio un importante passo verso la piena affermazione dei diritti sanciti dalla “Carta Europea dei ricercatori”. Speriamo che questo piccolo ma grande passo possa servire da esempio per gli altri Atenei italiani e pisani.

Come spesso accade però, le buone notizie non vengono mai da sole: infatti, le linee guida adottate prevedono una consistente riduzione numerica dei membri sia del consiglio d’amministrazione sia del senato accademico. Per il primo organo la riduzione è imposta dalle indicazioni ministeriali per la formazione della federazione, ed quindi non è negoziabile. Nel secondo caso invece, la direzione aveva deliberatamente proposto una riduzione di ben 10 membri (da 25 a 15). Tra le categorie più colpite da questa proposta, spiccavano i rappresentanti degli allievi e dei dottorandi, i cui seggi venivano drasticamente ridotti a 2 (da 5).

Come ADI, abbiamo manifestato durante la seduta del Collegio Accademico la nostra contrarietà ad una così drastica riduzione dei membri del Collegio Accademico. Crediamo che ridurre la rappresentatività del centrale organo di indirizzo della Scuola non possa essere giustificata, né in termini di efficienza decisionale, né in alcun altro modo; tale proposta ci sembra ancora più inadeguata alla luce dell’inevitabile ridimensionamento del consiglio di amministrazione.

Dopo aver manifestato le nostre posizioni durante la discussione avvenuta negli organi, la direzione ha modificato la propria proposta iniziale, fissando il numero totale dei membri del senato accademico a 17, e portando il numero dei rappresentanti di allievi e dottorandi da 2 a 3.

Un piccolo passo, per una discussione che non riteniamo però conclusa.

 

ADI -Pisa

 


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