Quale previdenza per i giovani ricercatori ai tempi del Jobs Act?

8 04 2015

Le_prospettive_degli_assegnisti_di_ricerca (1)

Dopo il susseguirsi delle varie riforme universitarie (legge 240/2010  in particolare), la sempre più crescente mancanza di risorse dedicate alla ricerca ha portato ad una progressiva precarizzazione del sistema universitario. La mancanza di turn-over e la scomparsa di figure come il Ricercatore a tempo indeterminato, hanno fatto si  che attualmente l’organico accademico sia costituito prevalentemente da figure non strutturate come: titolari di borse di studio, dottorandi, assegnisti di ricerca e ricercatori a tempo determinato (RTD).

Nell’Università Italiana, secondo la più recente indagine annuale dell’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani (ADI), gli assegnisti di ricerca sono circa  15.000 con un netto aumento rispetto agli ultimi anni. Questo fenomeno è legato al fatto che la natura del rapporto di lavoro stipulato per questa figura è conveniente dal punto di vista economico e non prevede alcuna garanzia nel prosieguo della carriera accademica. Si calcola che se l’attuale situazione persisterà, il 96,6% degli assegnisti verrà espulso dal sistema accademico, mentre solo il 3,4% sarà avviato alla carriera universitaria.

L’Assegno di Ricerca  infatti è conferito mediante procedura di valutazione comparativa, a seguito di cui viene stipulato un contratto di diritto privato avente le seguenti caratteristiche:

  •      non configura in alcun modo rapporto di lavoro subordinato e l’attività dell’assegnista è strettamente correlata con la realizzazione di un programma di ricerca;
  •      l’assegno di ricerca  può attualmente essere rinnovato annualmente fino a sei anni ed il contratto è regolato dall’articolo 22  della legge 240/2010;

Gli Assegnisti di Ricerca, nonostante risultino inquadrati come lavoratori parasubordinati, hanno comunque l’obbligo per quanto riguarda l’aspetto previdenziale di iscriversi alla Gestione separata INPS pagando, dal 2015,  un’aliquota contributiva del 30% del loro reddito annuo (già piuttosto esiguo), aliquota destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni. A fronte di questo oneroso obbligo contributivo, non corrisponde un adeguato riconoscimento in termini di diritti e tutele.  In particolare, per gli Assegnisti non è prevista dalla normativa attuale nessuna copertura assistenziale sotto forma di sussidio di disoccupazione che possa sostenere in modo congruo il ricercatore al termine dell’attività ed in attesa di accedere a un percorso lavorativo successivo.

a partire da questa drammatica situazione rivendichiamo:

  • L’estensione anche  per gli Assegnisti di Ricerca del  diritto di ricevere, al termine della propria attività,  il sussidio di disoccupazione Dis Coll  in vigore da 1 maggio 2015 (Jobs Act), come accade per i lavoratori collaboratori coordinati e continuativi e a progetto.
  •  L’adeguamento delle misure di welfare sociale con incremento delle tutele e dei diritti durante il periodo di attività  (e.g. indennità di malattia, infortuni, congedo parentale)
Al fine di discutere queste richieste chiediamo un incontro urgente presso la sede istituzionale dell’INPSper discutere e definire i provvedimenti necessari a tutela degli Assegnisti di  Ricerca prima dell’entrata in vigore dei decreti attuativi del Jobs Act 2015.

Petizione redatta dai Ricercatori non strutturati – Pisa
Sarà consegnata ai responsabili della “gestione separata” dell’INPS di Pisa il [16.4.15]
La petizione può essere sottoscritta qui fino al 15.4.15:

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