PROGRAMMA ELETTORALE ADI-Pisa Senato Accademico 2014

28 04 2014

PROGRAMMA ELETTORALE ADI-Pisa Senato Accademico 2014

In vista delle elezione degli organi centrali dell’Università di Pisa del 6,7,8 maggio 2014  pubblichiamo la versione stampabile del programma elettorlae ADI-Pisa: :https://drive.google.com/file/d/0BzkfG1JEAeU-ak94V3JhaVBpUkk/edit?usp=sharing

 e di seguito il testo.

Eleggiamo un dottorando in senato accademico

Vota Francesco Biagi Detto “Dottorando”, candidato indipendentye ADI nelle liste di “Sinistra per…”

Buona lettura.

Manifesto_ADI14

-PROGRAMMA ELETTORALE ADI-Pisa per il Senato Accademico 2014-

ADI-Pisa per il Rinnovo degli Organi dell’Università di Pisa

Le elezioni che si svolgeranno dal 6 all’8 maggio possono costituire un ulteriore passo avanti per il riconoscimento dei diritti dei dottorandi all’interno del nostro Ateneo: noi dottorandi potremo partecipare alle elezioni universitarie per eleggere un rappresentante all’interno del Senato Accademico. Tuttavia nello Statuto non è previsto un seggio a noi riservato: il corpo elettorale degli studenti è unito a quello dei dottorandi. Questa decisione renderà molto difficile l’elezione di un dottorando. Come ADI Pisa da sempre ci battiamo perché i dottorandi possano essere debitamente rappresentati negli organi decisionali dell’Università, attraverso un seggio a loro riservato. Inoltre riteniamo che anche altre componenti (come gli assegnisti), del tutto escluse dalla rappresentanza in Senato Accademico, debbano avere voce negli organi decisionali d’Ateneo

Stessi doveri, stessi diritti

 

Copertura Borse

 Uno dei nostri principi è la difesa della copertura totale di borse di studio per i posti di dottorato a concorso: perciò uno degli obiettivi di lungo periodo della nostra candidatura è idealmente la copertura totale delle borse di studio, sia attraverso fondi ministeriali che attraverso eventuali fondi esterni. Riteniamo infatti che l’ammissione al dottorato possa essere organizzata in modo tale da conoscere la disponibilità di borse esterne prima dell’ingresso del dottorando, modulando il numero di posti in funzione di tale disponibilità.

Abolizione delle tasse per i dottorandi senza borsa

Pur apprezzando il finanziamento regionale alle spese connesse ai dottorati non coperti da borsa di studio, riteniamo necessario perseverare nella richiesta dell’abolizione del pagamento delle tasse per i dottorandi senza borsa di studio ministeriale. Non possiamo accettare che i non-borsisti debbano pagare per svolgere una attività fondamentale nell’Ateneo (che va dalla didattica alla ricerca): pertanto continueremo a chiedere il riconoscimento della dignità del nostro ruolo anche attraverso l’abolizione delle tasse per i non borsisti.

Rimborso delle spese del permesso di soggiorno

Allo stesso modo riteniamo assurdo che i dottorandi provenienti da paesi extra-UE per poter svolgere la propria attività di ricerca in Italia, aumentando così il prestigio e l’internazionalizzazione del nostro Ateneo, siano costretti a pagare di tasca proprie le spese-capestro che la legge “Bossi-Fini” impone ai nostri colleghi. Riteniamo sia un gesto di civiltà nell’interesse dell’Ateneo aumentare la propria attrattività per gli studenti extra-europei: pertanto almeno le spese burocratiche connesse alla loro permanenza in Italia siano rimborsate dall’Ateneo a tutti i dottorandi, con o senza borsa di studio

Fondi di Ricerca anche ai non borsisti

Nell’approvazione del Regolamento sul dottorato di ricerca il nostro Ateneo ha deliberato una discriminazione tra dottorandi con borsa e dottorandi senza borsa di studio ministeriale. Questi ultimi infatti non vedranno garantito il diritto di ricevere i 1.200 euro l’anno di finanziamento alla ricerca. Tale ineguale trattamento è inaccettabile per chi, già gravato dall’assenza di borsa, si vede privato anche di una minima risorsa per poter portare avanti le proprie ricerche. L’ADI da sempre si oppone ad ogni discriminazione nei confronti dei senza borsa, a livello nazionale abbiamo ottenuto che da quest’anno tale iniquità sia cancellata, ma per i non borsisti entrati lo scorso anno tale discriminazione potrebbe permanere. L’ADI continuerà a lottare per cancellare questa discriminazione anche per i dottorandi del XXIX° ciclo.

Posti alloggio per i borsisti del DSU

I dottorandi e gli specializzandi che non ricevono borsa di studio ministeriale, e ne fanno richiesta per motivi di reddito, possono ricevere un alloggio dall’ARDSU, l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio. Al momento tale diritto non viene garantito al 66% degli aventi diritto. Consci delle difficoltà che il DSU è costretto ad affrontare a causa di una serie di tagli “criminali” da parte del governo, come ADI abbiamo da tempo chiesto una revisione dei metodi con cui tali posti vengono distribuiti al fine di garantire l’ingresso degli aventi diritto in tempi simili a quelli delle altre componenti che usufruiscono degli stessi diritti.

No ai ricatti

Il nuovo sistema di ripartizione dei punti budget e la possibilità di assumere nuovi ricercatori è attualmente legata ad una serie di parametri finanziari che molto poco hanno a che fare con la reale qualità della docenza e della ricerca. Quand’anche si ritenesse di dover applicare dei sistemi “meritocratici” alla possibilità di assumere nuovi ricercatori e docenti, riteniamo che vincolare ciò alla tassazione studentesca sia aberrante. Non possiamo accettare che si impongano aumenti della contribuzione per poter assumere nuovi docenti e ricercatori, e a ciò ci opporremo non solo per dignità e per principio di eguaglianza, ma anche perché l’Università che vogliamo va nella direzione opposta a quella indicata da tali disastrosi criteri.

Consapevolezza

Monitoraggio dell’offerta formativa delle Scuole di dottorato

Esiste un’enorme eterogeneità nell’offerta formativa dei diversi corsi di dottorato. Ad esempio alcuni offrono molte ore di lezione frontale, mentre altri nessuna; alcuni offrono una vasta scelta di corsi nei diversi settori della Scuola, altri costringono i propri allievi a scegliere corsi non attinenti al proprio percorso formativo, in mancanza di altro. Tale eterogeneità può essere solo in parte determinata dalle diverse esigenze formative, specifiche per ogni disciplina; nella maggior parte dei casi, invece, la disparità dell’offerta formativa è determinata dalla diversa attenzione delle varie Scuole alle effettive esigenze dei dottorandi. In quest’ultimo caso, cioè quando il dottorando vorrebbe ricevere più formazione o una formazione migliore ma non può a causa di una carenza strutturale del corso di appartenenza, il dottorando rischia di vedersi fortemente limitato nelle proprie prospettive future di impiego accademico.

Una formazione insufficiente tende a limitare la capacità del dottorando di essere adeguatamente preparato per affrontare brillantemente il confronto accademico e la concorrenza sul mercato del lavoro, rispetto a chi invece ha ricevuto una formazione adeguata. Un corollario di questo fatto è che spesso le prospettive lavorative di chi ha ricevuto una formazione dottorale troppo ristretta si limitano ad essere rivolte verso il Dipartimento di provenienza, invece che all’intero spettro delle possibilità che potrebbero interessarlo.

Noi chiediamo in primo luogo che i dottorandi vengano realmente formati: proporremo quindi un monitoraggio dell’offerta formativa delle Scuole. In quest’ottica chiederemo che siano i dottorandi stessi a valutare se la formazione che ricevono sia sufficiente, in base alle esigenze specifiche della propria disciplina, e che, parallelamente, si preveda un piano obbligatorio di miglioramento dell’offerta formativa laddove venissero riscontrate carenze.

A tale scopo opereremo nell’ambito degli organi dell’Ateneo, affinché i questionari di valutazione destinati a conoscere il gradimento del percorso formativo intrapreso siano somministrati in modo da offrire, più che in passato, un quadro reale della situazione. I risultati eventualmente negativi dei questionari dovranno imporre formalmente la predisposizione delle misure correttive necessarie. È opportuno infatti che: 1) il questionario sia somministrato effettivamente a tutti i dottorandi; 2) la sua formulazione sia idonea a riscontrare tutte le possibili carenze del corso di dottorato, anche attraverso modelli diversificati per ambito disciplinare; 3) gli organi appositi prestino un’attenzione non solo formale ai risultati del questionario e stimolino con modalità vincolanti la predisposizione dei piani di miglioramento.

Monitoraggio in uscita

È legittimo voler studiare “per passione”, ma è anche legittimo scegliere di intraprendere un dottorato nella prospettiva di un impiego particolarmente qualificato, sia esso interno oppure esterno all’Accademia. Alla luce di questo fatto, quali sono le capacità delle diverse Scuole di introdurre i propri dottorandi verso impieghi qualitativamente adeguati alla formazione ricevuta? E ancora: che relazione sussiste tra la formazione ricevuta e la probabilità di trovare un impiego coerente alla formazione stessa? Per poter rispondere a queste domande chiediamo di organizzare un monitoraggio sistematico dei percorsi lavorativi dei dottori di ricerca. Questo permetterà di avere dei dati tangibili circa le prospettive di impiego dopo il dottorato, aiutando pertanto chi è intenzionato a intraprendere un percorso dottorale a compiere questa scelta con maggiore consapevolezza.

Regionalizzazione

E’ in discussione, a livello nazionale e regionale, un piano di riorganizzazione dell’offerta dottoralesu scala regionale e non più di Ateneo. Riteniamo che tale percorso, virtuoso in certi casi e pericoloso in altri, debba essere valutato con particolare cura dagli organi dell’Università di Pisa, prestando attenzione principalmente alle conseguenze di tale riassetto sulla qualità della formazione e della ricerca, e non solo a criteri di efficienza o di convenienza finanziaria. Per noi sarà comunque imprescindibile che la nuova organizzazione regionale garantisca la libertà della ricerca e quindi la libertà degli Atenei di organizzare al meglio la propria offerta dottorale, senza ingerenze “politiche”, di merito e di metodo, da parte degli enti locali o di altri soggetti pubblici e privati operanti sul territorio.

Come ADI non siamo infatti contrari di principio ad una regionalizzazione delle Scuole di dottorato che porti alla nascita di pochi “clusters” dottorali sul territorio nazionale, organizzati su base inter-universitaria alle condizioni sopra specificate e magari in grado di bandire posti interamente coperti da borsa ministeriale o in co-finanziamento con gli Atenei, gli enti locali e non da ultimo i progetti europei. Le Scuole così ripensate dovrebbero però essere strutturate per aree disciplinari specifiche in base alle tradizioni di ricerca e alle “eccellenze” locali, non per macroaree indifferenziate come accade ora, in cui corsi di dottorato assai eterogenei tra loro vengono accorpati solo per risparmiare soldi e tagliare strutture amministrative.


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