Il programma di rappresentanza

4 05 2012

La formalizzazione di una candidatura dei dottorandi al Senato accademico ha una data di inizio ed un percorso ben precisi.

Martedì 3 aprile 2012, l’ADI ha convocato un’assemblea aperta a tutti i dottorandi dell’Ateneo per discutere i contenuti di politica universitaria che avrebbero dovuto caratterizzare la candidatura e per individuare concretamente la persona da candidare. Dall’assemblea, è stata indicata Mariangela Barbarito come candidata per i dottorandi al Senato Accademico. Mariangela è iscritta al primo anno della scuola di dottorato in Scienze Politiche e Sociali.

Partendo dalle idee emerse durante l’Assemblea pubblica, l’ADIPisa vuole rendere partecipi di questo percorso di candidatura tutti i dottorandi dell’Università di Pisa. A tale proposito, saranno promossi momenti di discussione e confronto pubblico con cadenza periodica, al fine di discutere e condividere le principali istanze e problematiche dei dottorandi pisani. Così, una volta eletta, la nostra rappresentante potrà portare in Senato la voce di tutti i dottorandi dell’Ateneo. Vale la pena illustrare brevemente i principali punti di politica universitaria che costituiranno il programma della nostra candidatura.

Borse di studio e tassazione.

L’ADI ha sempre sostenuto che tutti i posti di dottorato dovessero beneficiare di una borsa di studio, coperta attraverso fondi ministeriali esterni. Un’esperienza positiva in tal senso, è rappresentata dalla Regione Puglia che attraverso fondi regionali ed europei ha predisposto borse di studio per i posti di dottorato non coperti da borse ministeriali. Il nostro impegno di lungo temine, dunque, dovrà mirare a coprire con borsa di studio tutti i posti di dottorato anche all’interno della Regione Toscana. Nel breve periodo, invece, il nostro obiettivo è quello di impedire l’aumento indiscriminato di posti di dottorato senza borsa, proponendo di inserire nei regolamenti di ateneo il vincolo massimo del 50% rispetto ai posti con borsa cancellato dalla Riforma Gelmini. Inoltre, pur apprezzando il finanziamento regionale alle spese connesse ai dottorati non coperti da borsa di studio, riteniamo necessario perseverare nella richiesta dell’abolizione del pagamento delle tasse per i dottorandi senza borsa di studio ministeriale. Non possiamo accettare che i non borsisti debbano pagare per svolgere una attività fondamentale nell’Ateneo. Pertanto continueremo a chiedere il riconoscimento della dignità del nostro ruolo anche attraverso l’abolizione delle tasse per i non borsisti.

Diritti certi.

Data l’autonomia di cui dispongono gli Atenei diventa sempre più pressante l’esigenza di veder riconosciuti chiaramente i diritti e i doveri a cui i dottorandi dell’Ateneo sono sottoposti. Sul modello di altre sedi universitarie quali Lecce e Padova, proponiamo quindi l’approvazione di una “Carta dei diritti dei Dottorandi” che si rifaccia ai diritti riconosciuti nella “Carta Europea dei Ricercatori”. I diritti in gioco sono molto importanti: formazione, mobilità, libertà e autonomia, diritto allo studio e alla rappresentanza nei diversi livelli istituzionali.

Monitoraggio dell’offerta formativa.

Esiste una enorme eterogeneità nell’offerta formativa dei diversi corsi di dottorato. Almeno in parte, essa è determinata dalle diverse esigenze di formazione aggiuntiva specifiche di ogni disciplina. In altra misura, invece, è determinata dalla diversa attenzione delle varie Scuole alle effettive esigenze dei dottorandi. In quest’ultimo caso, cioè quando si vorrebbe ricevere più formazione ma non si può a causa di una carenza del corso di appartenenza, il dottorando tende a risentirne anche nelle proprie prospettive future di impiego accademico. Per consentire una reale valutazione della formazione da parte degli stessi dottorandi,opereremo nell’ambito degli organi dell’Ateneo affinché i questionari di valutazione dei corsi siano somministrati in modo da offrire, più che in passato, un quadro reale della situazione. Inoltre, chiediamo che eventuali risultati negativi dei questionari impongano formalmente la predisposizione delle misure correttive necessarie al miglioramento.

Monitoraggio in uscita.

E’ legittimo voler “studiare per piacere”. Ma è anche legittimo intraprendere un dottorato nella prospettiva di ottenere successivamente un impiego conseguentemente qualificato, sia esso interno od esterno all’accademia. Alla luce di questo fatto, quali sono le capacità delle diverse Scuole di introdurre i propri dottorandi verso impieghi qualitativamente adeguati alla formazione ricevuta? E ancora, che relazione c’è tra la formazione ricevuta e la probabilità di trovare un impiego coerente alla formazione stessa? Per poter rispondere a queste domande chiediamo di organizzare un monitoraggio sistematico dei percorsi lavorativi dei dottori di ricerca. Questo permetterà di avere dei dati tangibili circa le prospettive di impiego, aiutando pertanto chi è intenzionato a intraprendere un percorso dottorale a compiere questa scelta con maggiore consapevolezza.

Regionalizzazione.

E’ in discussione, a livello nazionale e regionale, un piano di riorganizzazione dell’offerta dottorale su un livello regionale e non più di Ateneo. Questo percorso può essere virtuoso in certi casi e pericoloso in altri. Per questo deve essere valutato con particolare cura dagli organi del nostro Ateneo. In particolare, riteniamo si debba prestare attenzione alle conseguenze di tale riassetto sulla qualità della formazione e della ricerca, e non solo a criteri di efficienza o di convenienza finanziaria. Per noi sarà comunque imprescindibile che la nuova organizzazione regionale garantisca la libertà della ricerca e quindi la libertà degli Atenei di organizzare al meglio la propria offerta dottorale, senza ingerenze di merito da parte degli enti locali.

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