Bozza di Regolamento del Dottorato di Ricerca

27 09 2011

In data 19 Settembre l’ADI ha incontrato una delegazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per un confronto sulla bozza di Regolamento del Dottorato di Ricerca. Vi presentiamo il testo: regolamento dottorato 16_09_2011  sul quale l’ADI ha potuto esprimere proposte e perplessità.

Una valutazione di questo testo non può non partire dalla consapevolezza che esso si muove all’interno di un quadro generale che l’ADI considera profondamente negativo: la legge 240 non risolve ma anzi incrementa il nodo del precariato  e contribuisce a determinare una situazione di profondo sottofinaziamento della ricerca Italiana. In particolare il sistema al quale il Ministro sembra fare riferimento è caratterizzato da una profonda diminuzione dei posti di dottorato: un taglio che al  momento non è determinato dal tentativo di introdurre criteri di qualità dei corsi ma da mere ragioni contabili e di risparmi. Ricordiamo che l’ADI nel corso dell’ultimo anno ha denunciato il taglio di oltre il 30% delle borse di studio per il dottorato di ricerca.

Rispetto alla situazione attuale, però, abbiamo riconosciuto che il regolamento che ci è stato presentato si contraddistingue per una grande attenzione alla qualità dell’istituto del dottorato di ricerca e per una nuova attenzione alle condizioni in cui i dottorandi si troveranno a lavorare. Da un lato, infatti, la possibilità per gli atenei di istituire i corsi di dottorato sarà vincolata alla loro effettiva capacità di documentare standard di ricerca elevati e dall’altro gli stessi atenei saranno incentivati a fornire strumenti adeguati per i percorsi di ricerca dei dottorandi. Esprimiamo anche una valutazione positiva dello sforzo di internazionalizzazione che il regolamento prevede nell’incentivare dottorati internazionali e la presenza di dottorandi stranieri nei nostri atenei.

Alcune delle proposte che l’ADI aveva portato negli incontri che hanno preceduto la pubblicazione di questo regolamento, sono state accolte, come l’esplicitazione della regolamentazione del diritto alla maternità, la cadenza mensile dell’erogazione della borsa di dottorato e la maggiorazione della borsa in caso di soggiorno all’estero. Si tratta di proposte di buon senso, già contenute nella normativa attuale e che non possono essere abrogate nel corso di una nuova normativa come quella rappresentata dal decreto.

Di contro, l’ADI ravvede alcuni punti poco convincenti e pericolosi, per una effettiva qualificazione dei percorsi di ricerca. Innanzitutto sottolineiamo che nell’istituto del dottorato in azienda normato da contratti di apprendistato di alta formazione le norme attuali sono insufficienti ed è necessario regolare queste modalità già in sede di regolamento, senza delegare soltanto l’ANVUR ad un controllo ex post. Inoltre l’ADI ha esplicitato la necessità di prevedere una rappresentanza dei dottorandi all’interno dei collegi di dottorato in modo da renderli partecipi delle scelte che riguardano il loro percorso di ricerca.

I punti veramente critici di questo regolamento riguardano però due delle battaglie più rappresentative dell’ADI, ovvero la totale copertura dei posti di dottorato senza borsa e, l’immediata eliminazione, in via transitoria, delle tasse per chi non percepisce la borsa di studio. Nella storia della nostra associazione questi sono stati da sempre due pilastri portanti e riteniamo che una riforma del dottorato di ricerca non possa prescindere dalla soluzione di queste che noi riteniamo iniquità e fonti di sfruttamento insopportabili. Crediamo che questo istituto debba essere completamente superato con una copertura del 100% degli attuali posti di dottorato.

Riteniamo dunque che sarebbe un atto di grande lungimiranza da parte del Ministro quello di abolire subitaneamente la tassazione per i dottorandi che non percepiscono un borsa di studio e di mettere un argine quantitativo ai posti di dottorato senza borsa in modo da aprire una fase di collaborazione proficua volta a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei dottorandi italiani.

Le nostre opinioni sono state anche riprese da Repubblica.it in questo articolo.


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