Verbale Assemblea ADI-Pisa

12 05 2011

L’assemblea ADI Pisa si è svolta regolarmente il giorno giovedì 5 maggio alle ore 18.00 presso il dipartimento di fisica, con l’obiettivo di raccogliere le opinioni dei dottorandi sui temi d’interesse riguardanti la modifica dello Statuto degli atenei. La discussione si è sviluppata principalmente sui seguenti punti:

  •  composizione degli organi centrali (Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione);
  • “liberalizzazione” del dottorato di ricerca senza borsa;
  •   programmazione finanziaria;
  •   trasparenza delle delibere e della gestione;
  •   contratti a tempo determinato di ricerca e didattica.

In particolare, sentendo le opinioni di tutti, ci siamo proposti di arrivare alla stesura di un documento che formuli in modo chiaro e conciso le proposte dell’ADI-Pisa in merito ai punti sopra elencati, con l’intenzione di fare la nostra parte in questo delicato momento in cui lo Statuto dell’Università è in corso di riscrittura.

Riguardo alla composizione degli organi, sembrano esserci le condizioni  per l’inserimento di (almeno) un rappresentante per il personale non strutturato (dottorandi, specializzandi, assegnisti…) nel futuro Senato Accademico. Questa è una bella notizia che speriamo abbia seguito nei fatti. Riguardo al Consiglio d’Amministrazione – che conterà undici membri dei quali due saranno esterni all’Università di Pisa – non è ancora chiaro quale sarà il criterio per la scelta di questi due membri. La proposta che ha ricevuto il favore dell’assemblea è di chiedere, a tutela della fisionomia democratica dell’università stessa, oltre che un vincolo professionale, anche 1) un avviso pubblico, 2) la possibilità di autocandidatura, 3) delle regolari elezioni in cui voti tutto il corpo accademico. Questo per tutti i membri del Consiglio d’Amministrazione, compresi gli esterni.

La legge 240/2010 prevede per il dottorato di ricerca senza borsa la completa liberalizzazione: ogni università potrà decidere se e quanti posti senza borsa bandire. La nostra assemblea, dopo ampia discussione, si è espressa in favore del mantenimento del vincolo massimo del 50% (in relazione ai posti con borsa) e dell’introduzione del principio che, comunque, chi viene preso al dottorato debba avere copertura economica di qualche tipo (assegni, contratti da terzi, ecc.). Questo rientrerebbe nel più alto principio di programmare con la maggior razionalità possibile i posti e le risorse a disposizione, perché la superfetazione di dottorandi senza borsa da una parte incrementa il lavoro non retribuito, il che è antietico, dall’altra avvia molti percorsi di carriere che difficilmente potranno proseguire, dato lo scarso numero di posti disponibili. Riguardo poi alle tasse che i dottorandi senza borsa devono comunque pagare, la proposta rimane quella dell’abolizione.

A proposito di programmazione finanziaria,  condizione necessaria per qualsiasi introduzione di un principio di democrazia e merito è una totale trasparenza nelle delibere e nella gestione dei fondi. Ciò può avvenire mediante la pubblicazione dei verbali di tutte le assemblee degli organi entro 7 giorni dalle riunioni,  la pubblicità dei bilanci, in cui siano chiare – anche a chi non è esperto del settore – e motivate le scelte fatte; si potrebbe proporre anche un bilancio partecipativo. Per quanto concerne la programmazione finanziaria vera e propria, è necessario che l’Ateneo pisano ne faccia una questione imprescindibile, perché, vista la scarsità di risorse una programmazione finanziaria almeno triennale è l’unico strumento per dare una stabilità al governo dell’Università.

Per quanto riguarda i ricercatori a tempo determinato invece, una programmazione finanziaria farebbe sì che il percorso diventi veramente una tenure track: e cioè il diritto di proseguire la carriera al raggiungimento di risultati scientifici.

Infine i contratti per la didattica. L’assemblea si è espressa in favore di un provvedimento che eviti il contraddittorio e iniquo fenomeno per cui alcuni fanno attività didattica senza riconoscimento o retribuzione, mentre ad altri capita di essere invitati dalla nostra università per un compenso esoso. Le nostre proposte a riguardo: valorizzare le competenze interne (ad esempio con un vincolo che limiti intorno al 30% gli interventi esterni); doppio vincolo di retribuzione, minima e massima.

Infine (e questo rientra nell’area “varie ed eventuali”) è stato deciso di fare una cena a breve, con data da definirsi in mailing list.




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